Torino-a-repentaglio-la-cultura

curva-maratona-680x365_cL’impressionante progressione dei visitatori del sistema museale (600mila del 1993, oltre 4,3 milioni nel 2012) è uno dei risultati di un programma ambizioso e condiviso tra Stato, Regione, Provincia, Comune e privati. Ma dopo le Olimpiadi e il 150mo dell’Unità d’Italia, ora la sfida è affrontare la crisi.

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Torino. Ha la Ferrari in garage ed è costretta a girare in bicicletta: Torino viene colpita dalla crisi economica proprio quando avrebbe dovuto raccogliere il frutto dei suoi imponenti investimenti in cultura. La città sta ripensando a se stessa e alle sue scelte, a come riuscire, nonostante tutto, a mantenere e utilizzare l’immenso patrimonio d’arte e vitalità culturale creato in questi ultimi anni. È in pericolo il modello che l’ha resa unica e diversa, da città industriale a polo dell’arte. Al Comune spettano scelte difficili. L’assessore alla Cultura Maurizio Braccialarghe è preoccupato: «Abbiamo cominciato a investire almeno dal 2001. Sono serviti dieci anni per raccogliere quello che la città ha seminato. Oggi constatiamo che quelle decisioni hanno portato grandi vantaggi, un valore aggiunto sul territorio. Certo adesso è tutto più complicato: siamo alla guida del Comune da un anno e mezzo, e in questo tempo agli Assessorati che governano la spesa (manutenzione, trasporti, educazione, assistenza e cultura) sono mancati 240 milioni di trasferimenti dallo Stato, il 30% del bilancio complessivo di un miliardo e 300 milioni. La discussione in giunta è molto difficile. Chi taglia?».

CMYK baseDi fronte alla crisi
Con il 2011 è finito un ciclo ed è iniziata una fase di profonda incertezza che coinvolge tutti i protagonisti del cambiamento: istituzioni pubbliche e fondazioni. Dai primi anni 2000 la città ha investito in restauri, nuovi musei, progetti culturali più di un miliardo di euro. Nel 1993 aveva una ventina di musei, oggi ne ha più di 50.

tram_3_originalTra questi alcuni tra i più visitati d’Italia come il Museo del Cinema (600mila visitatori), la Reggia di Venaria (700mila), il Museo Egizio (quasi 600mila) e poi Palazzo Madama, il nuovo Museo dell’Automobile, Palazzo Reale dove si sta trasferendo la Galleria Sabauda, il Museo del Risorgimento, riaperto da poco a Palazzo Carignano, i castelli di Racconigi e Agliè e poi Gam (Galleria civica d’arte moderna), Castello di Rivoli, le fondazioni Sandretto e Merz che avevano fatto di Torino la capitale italiana dell’arte contemporanea. La progressione dei visitatori del Sistema museale torinese è impressionante: 600mila nel 1993, 1,7 milioni nel 2002, oltre 4,3 milioni nel 2012. Risultato di un programma ambizioso e condiviso: Stato, Regione, Provincia, Comune e privati, in prima fila le due fondazione di origine bancaria, Fondazione Crt e Compagnia di San Paolo, nerbo finanziario, e non solo, del progetto. «Tra Torino e provincia, dice Braccialarghe, nel comparto cultura lavorano più di 33mila persone, una grande impresa: il doppio dei dipendenti Fiat. E queste attività culturali producono un indotto importante che influisce sull’economia della città». Eppure tutto questo non basta. Oggi visitatori e turisti non riescono a sostenere i costi di gestione e manutenzione di tutto il nuovo, complesso sistema della cultura torinese. Lo Stato è quasi assente e la crisi finanziaria non ha colpito soltanto la parte pubblica. Le Fondazioni, Crt e San Paolo, dispongono di risorse minori anche se continuano a essere sostegno insostituibile. Finora sono state impegnate soprattutto nei restauri e nella riqualificazione. Oggi continuano a essere una solida base ma gli obiettivi sono diversi:

Torino diaz«Stiamo spostando l’attenzione dal grande intervento di restauro a quelli della manutenzione e soprattutto della gestione, spiega Piero Gastaldo, segretario generale della Compagnia di San Paolo. Accanto al dato delle minori risorse abbiamo anche la consapevolezza che il ciclo si è concluso. Nei fatti, i processi di spesa continuano ma con denaro che noi abbiamo già accantonato, come nel caso dei 25 milioni per il nuovo Museo Egizio». Accanto al Progetto Musei, la Compagnia ha quello per il patrimonio religioso, che fa parte della riqualificazione del centro storico. Chiese barocche, costruite tra ’500 e ’700, molte in degrado. Oggi le maggiori sono risanate con una spesa di quasi 20 milioni in 15 anni. Se ne occupa Rosaria Cigliano, responsabile della Fondazione per l’Arte e la Cultura della San Paolo. Una ferita aperta, a pochi passi da Palazzo Reale, nel cuore di Torino, resta la Cappella della Sindone, capolavoro barocco di Guarini, dal 1997 sito Unesco con tutto il sistema sabaudo subalpino, lo stesso anno in cui fu devastata da un incendio (cfr. lo scorso numero, p. 30). I restauri della struttura sono finalmente in corso e finiranno nel 2014. Ci vorrà altro tempo e 6 milioni di euro per rimpiazzare i marmi, distrutti dal fuoco.

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