chengdu-lattuale-capitale-mondiale-del-taoismo-di-Filippo-Moretti

Chengdu è la capitale del Sichuan e, con i suoi 14 milioni di abitanti, è la quarta metropoli più grande della Cina. Si trova al centro del Sichuan il quale a sua volta si può considerare il cuore romantico della Cina. I centri economici continuano ad essere Pechino e Shanghai, ma questa è la terra dei templi buddhisti e taoisti, essa ha dato i natali a scrittori rivoluzionari come Guo Mouruo, ed è stata sede di grandi poeti del passato della levatura di Su Dong Po e Libai. Quest’ultimo poeta taoista, vissuto tra il 701 e il 761, è per eccellenza il cantore cinese della natura, dell’ebrezza e delle belle donne. Esiliato in Sichuan dopo essere stato scoperto amoreggiare con una concubina dell’imperatore, la leggenda lo vede annegare in un lago, dopo che dalla barca ha a tentato di baciare

l’immagine riflessa della luna sull’acqua. Vivendo il Sichuan e il calore della sua gente, si avverte quell’energia scanzonata ed innamorata della vita di cui il poeta Li Bai è divenuto portavoce. Non risulta difficile capirlo dal momento che non fai in tempo a conoscere una persona di Chengdu che questa subito ti invita a mangiare un hot-pot -火锅 huoguo-, immancabilmente piccantissimo, e a bere innumerevoli bicchierini di birra nello stile del ganbei -干杯-, ovvero “alla goccia”. Qui l’occidentale ancora non è così comune quindi la gente del posto nutre molto interesse nel fare amicizia, cosa che a Pechino o Shanghai è ormai sorpassata. Come già si è detto, in Sichuan si respira a pieni polmoni quella che è la filosofia taoista; la si ritiene comunemente una religione, data la struttura ecclesiastica che ha assunto in epoca imperiale, tuttavia bisogna tenere conto delle sue origini esoterico-sciamaniche e del fatto che la sua ortodossia si è venuta a creare per gradi, plasmandosi sulle diverse esigenze storiche, così come le biografie dei suoi vari autori sono state

elaborate in senso mitico. La sua peculiarità si rivela nel concetto del Dao -道 “la via, il sentiero”-: conoscere il Dao equivale all’esperienza mistica di essere in sintonia con esso completando l’universo, superando ogni dicotomia tra bene e male, vita e morte, aspirando ad una saggezza che consiste nella dimenticanza di tutte le cose. L’esempio più calzante per definire brevemente tale concetto è quello del fiume: l’uomo dovrebbe, infatti, seguire “la via” come un pesce segue il flusso della corrente di un torrente, cercando di superare quegli ostacoli che si frappongono tra se ed il raggiungimento della più completa compartecipazione con il Dao; tali ostacoli sono spesso rappresentati dalle istituzioni umane, atte ad allontanare l’individuo dalla naturale realtà delle cose.

Introducendo distinzioni e regole si andrebbe, infatti, a ledere il ritmo naturale degli eventi, mentre il bene tenderebbe invece a prodursi spontaneamente. La condotta ideale, dunque, non si traduce tanto in un esercizio attivo ed eroico della virtù, quanto in una tendenza consapevole e rilassata alla non-azione -无为 wuwei-, nella piena consapevolezza che “tutte le cose si trovano già in ordine perfetto senza bisogno che nulla venga fatto” (LIJI, Memorie sui riti). La tradizione identifica il primo grande maestro taoista In Lao Zi -老子-“Vecchio Maestro”- che si pensa sia vissuto attorno al  VI e il V secolo. Contemporaneo di Confucio, a Lao ZI venne attribuita la paternità del Dao De Jing

-道德经 ”Classico della via e della virtù”- il quale è secondo per numero di traduzioni ed edizioni solo alla Bibbia. In una mezzora di treno ad alta velocità da Chengdu si può visitare il tempio del maestro Taoista sulla montagna di Qing Cheng, una delle delle setta montagne sacre taoiste cinesi.

Tale montagna è costellata di templi collegati da una rete di piccoli sentieri immersi in una natura predominante sulla cui cima del monte primeggia il grande tempio di Lao Zi.

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